Il volume Il pensiero dell’India di Raffaele Torella, pubblicato da Carocci per la prima volta nel 2008 nella collana “Frecce” e ripubblicato nella collana “Quality paperbacks” (2020, seconda ristampa 2023), rappresenta ancor oggi una delle sintesi più originali e documentate della filosofia del subcontinente indiano. L’opera è strutturata in due parti, precedute da un’introduzione e seguite da appendici, note, riferimenti bibliografici e indici.
Nel capitolo introduttivo Una filosofia indiana?, Torella ricorda la risposta occidentale prevalentemente negativa alla domanda, da Hegel a Husserl, e prosegue con un’analisi critica dei possibili corrispondenti indiani dei termini “filosofia” (darśana, ānvīkṣikī) e “filosofo” (parīkṣaka).
La prima parte del volume, La filosofia brahmanica e dintorni, esamina le correnti ortodosse (āstika) che riconoscono l’autorità del Veda. L’autore offre una descrizione analitica dei sei sistemi classici (ṣaḍdarśana): la logica del Nyāya, l’atomismo del Vaiśeṣika, il dualismo del Sāṃkhya, la disciplina psicofisica dello Yoga, l’esegesi rituale della Mīmāṃsā e le scuole del Vedānta. A questa tassonomia tradizionale si aggiunge la trattazione del sistema della Pratyabhijñā, espressione della prospettiva monistica dello śivaismo non-duale del Kaśmīr, ambito privilegiato della ricerca dell’autore.
La seconda parte, Gli antagonisti della cultura brahmanica, esplora invece le tradizioni in contrasto con l’egemonia vedica (nāstika): il materialismo dei Lokāyata, il jainismo e il buddhismo. Un Excursus conclusivo si sofferma sulla forma dei testi del sapere tradizionale (sūtra, vṛtti, vārttika e bhāṣya), nonché su temi attinenti alla logica, alla conoscenza e alle speculazioni linguistiche. A una riflessione sulle modalità di trasmissione del sapere e alla traduzione di un estratto dal Sarvadarśanasaṃgraha sul sistema Pratyabhijñādarśana sono riservate infine le due appendici che chiudono l’opera.
Come scrive Torella nella sua prefazione: “Questo volume vuol servire ad accostarsi al pensiero dell’India da dentro, cercando di delineare in primo luogo i parametri culturali in cui esso è nato e si è sviluppato, in cui deve essere letto. Non di un manuale si tratta, pur se si adopera comunque a presentare la maggior quantità possibile di dati. Contiene inoltre una dose non trascurabile di arbitrio, che però più che le personali propensioni del suo autore – maturate in decenni di lavoro di frontiera tra esplorazione della tradizione manoscritta e interpretazione filologico-filosofica dei testi – rispecchia il desiderio di presentare al lettore soprattutto ciò che presumibilmente gli è meno noto – ad esempio il naturalismo del sistema Vaiśeṣika o il pensiero linguistico ed epistemologico del buddhismo – piuttosto che quanto potrebbe trovare nei manuali veri e propri (ad esempio vi sono appena menzionate le Upaniṣad, che d’altra parte in una prospettiva propriamente ‘filosofica’ hanno una limitata rilevanza)”.
Raffaele Torella è professore onorario di Lingua e letteratura sanscrita alla Sapienza Università di Roma, dove ha insegnato anche Religioni e filosofie dell’India e Indologia, ed è presidente dell’Associazione Italiana di Studi Sanscriti. I suoi ambiti di ricerca riguardano principalmente il tantrismo e lo śivaismo del Kaśmīr e le scuole logico-epistemologiche del buddhismo. Tra le sue opere principali figurano The Philosophical Traditions of India. An Appraisal (2011), Gli Aforismi di Śiva con il commento di Kṣemarāja (Śivasūtravimarśinī) (2013), Utpaladeva, Philosopher of Recognition (con Bettina Bäumer, 2016), The Īśvarapratyabhijñā-kārikā of Utpaladeva with the Author’s Vṛtti. Critical Edition and Annotated Translation (2021, I ed. 1994), Eros, passioni, emozioni nella civiltà dell’India (con Giuliano Boccali e Małgorzata Sacha, 2023). Ha curato i volumi L’Estetica indiana. La scuola di Abhinavagupta di Raniero Gnoli (2023) e Europa e India. Storia di un incontro culturale di Wilhelm Halbfass (2025).

