La dialettica tra le scuole ascetiche che postulano la necessità del ritiro dal mondo e i sistemi che sostengono, pur disciplinandola, la presenza nel mondo, è uno dei temi che attraversano l’intera storia della civiltà indiana. Nel periodo della prima modernità – che possiamo collocare nei cinque secoli che precedono l’età coloniale – questa dialettica è stata caratterizzata dalla contrapposizione fra scuole di rinuncianti, basate sulle dottrine e le pratiche del haṭha-yoga, e correnti religiose che insegnavano la falsità non del mondo in quanto tale, ma dell’attaccamento personalistico a esso. Tra queste ultime, spiccano la tradizione dei Sant – i mistici cantori del Dio senza attributi – e quella dei Sufi dell’Avadh, autori di poemi narrativi in cui la passione d’amore viene descritta come il motore della trasformazione interiore.
Giorgio Milanetti ha insegnato Lingua e letteratura hindi alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato fra l’altro Il Dio senza attributi (Roma 1984), Il Divino Amante (Roma 1988), Il poema della donna di loto – Padmavat (Venezia 1995, seconda edizione 2026), Corso di lingua hindi (Milano 2008), Nel mondo e nella vita. Etica, poesia e amore nel Padmavat di Jayasi (2018). Le sue ricerche attuali si concentrano sull’analisi di testi letterari della prima modernità, studiati come fonti per la ricostruzione della storia culturale del subcontinente. La recente monografia La lotta, il desiderio, la parola. Le inquietudini letterarie dell’India di lingua Hindi (2022) è dedicata ad autori e opere della seconda metà del ‘900.
Tulsidas and the conversion of the tribals. Notes for a new reading Ramcharitmanas
