Non dobbiamo avere paura di sbagliare. Dobbiamo avanzare delle ipotesi, a patto naturalmente che sia chiaro il confine tra ipotesi e dato. La fiducia di fondo è che qualcuno potrà correggerci, stiamo facendo un lavoro per essere corretti. Lavoriamo per essere superati. Siamo parte di una catena, che ci collega ai nostri maestri, per i quali è fondamentale a mio giudizio avere rispetto e riconoscenza, anche ai maestri dei nostri maestri, una catena che forse si perde nel tempo, e agli allievi, ai quali bisogna dedicare spazio, tempo, ma anche onestà intellettuale: chiedere il meno possibile di portarci le borse, per così dire, e non fare mai promesse.
Francesco Sferra è professore ordinario nel settore di indologia e tibetologia presso il Dipartimento di Asia, Africa e Mediterraneo dell’Università di Napoli “L’Orientale”, dove insegna Lingua e letteratura sanscrita. I suoi ambiti di ricerca comprendono la filologia sanscrita, la storia delle religioni indiane, gli studi tantrici e la filosofia indiana classica. Pubblicazioni principali: The Ṣaḍaṅgayoga by Anupamarakṣita with Raviśrījñānaʼs Guṇabharaṇī nāma Ṣaḍaṅgayogaṭippaṇī. Text and Annotated Translation (2000), The Sekoddeśaṭīkā by Nāropā (Paramārthasaṃgraha) (2006), The Sekanirdeśa of Maitreyanatha (Advayavajra) with the Sekanirdeśapañjikā of Rāmapāla. Critical Edition of the Sanskrit and Tibetan Texts with English Translation (in collaborazione con Harunaga Isaacson, 2014); principali curatele: Sanskrit Texts From Giuseppe Tucci’s Collection (2008), Filosofie dell’India. Un’antologia di testi (2019), Sanskrit Manuscripts in China, vol. IV (in collaborazione con Horst Lasic e Xuezhu Li, 2026).
